la gaia educazione

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domenica 11 giugno 2017

Cara Ministra, cari genitori. Tema: la bellezza di venire al mondo




Leggo oggi che la ministra Fedeli intende appioppare un altro mese di scuola agli studenti. Nel periodo estivo. Su pressione di molti genitori.

Stop.

Molti genitori decidono di fare figli. Chi per caso chi per scelta, del tipo: voglio avere un figlio.

Stop.

So che ci hanno provato altri colleghi e predecessori della Fedeli a prolungare il periodo di internamento nelle patrie prigioni della Pubblica Istruzione.

Stop.

Ho letto che recentemente hanno deciso la vaccinazione di massa anche per chi non la vuole. E che vogliono esaminare più spesso anche i figli di chi ai propri figli gli esami non li vuole far fare.

Stop.

Per un momento penso, ora vado a letto e dormo per un altro anno. Magari tra un anno quei genitori, la ministra Fedeli e quegli altri dei vaccini e degli esami sono stati sottoposti al lavaggio del cervello.

Stop.

Poi però penso. Non finiranno mai, quelli così, a meno di un miracolo.
Per ora quindi mi accontento di dormire solo un altro paio d’ore, sperando che il mondo dei miei sogni sia più abitabile di quello che trovo quando sono sveglio. Ma in verità nei miei sogni finisco per incontrare di nuovo gli stessi che incontro qui, che non mi danno ascolto. Sono in trappola.

Stop.

Allora mi incazzo.

E chiedo: ma porco di quel (omissis), ma perché mai – parlo ai genitori- avete messo al mondo dei figli? Ma avevate visto cosa c’era in palio per loro? Avevate visto che dopo pochissimo sarebbero stati internati, sottoposti a restrizioni del tempo, dello spazio, della libertà, del diritto di fare qualcosa che avesse un senso per “loro” e non per una società idiota che destina tutti ad una vita senza senso? Vi siete accorti che i vostri figli avrebbero dovuto passare la massima parte del loro tempo agli ordini di adulti che gli avrebbero imposto quotidianamente condizioni che solo una caserma potrebbe giustificare ( e in tempo di guerra), che le loro pulsioni, i loro desideri, e il loro diritto ad essere trattati come esseri umani a pieno titolo (cioè dotati non solo dell’istinto del servo ma anche di quello della fantasia, del piacere, della vitalità, della creatività, dell’immaginazione, dell’arte, della partecipazione, del silenzio e del chiasso, del dire di no e del dire di sì, del gioco, della condivisione, del dono e della restituzione, della bellezza, del riposo, del nutrimento non forzato ecc. ecc.), avrebbero contato come il due di briscola?

E ora, non paghi di averli consegnati alla barbarie quotidiana dei compiti e del disciplinamento forzato -visto che proprio non avete tempo per loro, che vi intralciano a tal punto che non vedete che il momento di sbarazzarvene e rifilarli a qualcuno in cui riporre la massima fiducia che la meraviglia del loro essere in formazione sia custodito e accudito nel migliore e più amorevole dei modi- eccovi di nuovo pronti a scrivere alla ministra per trovare il modo di tenerceli ancora un po’, i vostri figli, nelle sue simpatiche prigioni. Certo, magari non parcheggiati, come di fatto voi li volete (perché che altro fate se non parcheggiarli?) Ma magari sottoposti a nuovi processi di disciplinamento, a nuove sevizie culturali (in virtù delle quali, come è noto, siamo diventati uno dei paesi più colti e amanti la cultura al mondo).

Permettetemi (e perdonate una briciola di livore):

MA PERCHÉ CAZZO LI AVETE MESSI AL MONDO?

Stop!

Certo, avrete tutte le buone ragioni che hanno quelli che ahinoi, prima di fare certi passi non proprio banali, di pensiero non ce ne mettono neanche una briciola, nonostante abbiano fatto tanta scuola e abbiano tanta cultura e sensibilità e comprensione e amore per il prossimo.

Mi limiterò quindi all’applauso sarcastico.

A quegli altri, quelli dei vaccini, quelli che abbiamo eletto per governarci,vorrei chiedere:

Ma che idea avete del vostro popolo, dico quello che, con tutta evidenza, non avete più neppure la vaga giustificazione a governare? Ma perché mai questi soggetti adulti, in gran parte definiti “maturi” da una commissione scolastica, dunque pienamente
capaci di intendere e di volere, perché mai devono essere infantilizzati proprio quando si tratta della salute dei loro figli?

Perché non possono scegliere loro? Almeno questo sarebbe un riconoscimento che non pensate che si sia tutti dei perfetti imbecilli (e ammetto che, dopo aver letto della domanda dei genitori di trattenere a scuola i loro pargoli anche d’estate, qualche dubbio è sorto anche a me ma poi, vedendo che la ministra, come i suoi augusti predecessori, non vedeva l’ora di blindare per un altro po’ le nuove generazioni nell’eden delle loro scuole, ho dovuto ahimé ricredermi: gli (omissis) stanno da entrambe le parti).

(omissis)

(omissis)

Da un lato tuttavia è bello che cadano le maschere, che finalmente si arrivi al sodo. Tutta quella retorica davvero obbrobriosa, fatta di parole ormai inservibili, come libertà, diritti, democrazia, tutela della persona, rispetto per le diversità, ecc. ecc., in fondo abbiamo sempre saputo che erano, da chi detiene il potere (non da chi ha lottato e magari è morto per esse), usate come carta igienica o pillole contro l’alitosi.

E d’altra parte.

Noi, rubricati come adulti, non abbiamo neppure noi il diritto di curarci come vogliamo, di morire come vogliamo, di stare insieme come vogliamo pienamente tutelati nei nostri diritti di soggetti, figuriamoci se i “minori” -i cuccioli che ci ostiniamo a mettere al mondo sperando che godano di una vita migliore della nostra della quale però ci preoccupiamo solo quando qualcuno se ne vuole occupare davvero per il loro bene, non quando sono messi nelle mani di istituzioni totali e dei loro custodi caotici e disorientati-, quei piccolini tanto adorati e posti sopra un piedistallo prima di infilarli nel tunnel senza uscita di una vita espropriata, alienata e infine sfruttata senza alcuna remora, potrebbero forse davvero essere titolari di diritti personali?

Consoliamoci: almeno per sei mesi vengono tenuti in palmo di mano. Dopo, devono evidentemente espiare il peccato originale. Immagino sia per quello che vengono messi così presto in prigione. Qualcuna anche carina, coi giocattoli, i sorrisi e Patch Adams. Ma è per poco. Dopo arriva
LA SQUALA.

Tocca imboccare la via del sacrificio, perché si è peccato, si è molto peccato, figuriamoci, si è avuta l’impudenza di VENIRE AL MONDO!

Stop!


martedì 5 marzo 2013

Genitori permissivi e insegnanti perseguitati?


I genitori difendono i loro figli, talora in modo eccessivo, contro gli insegnanti, prendendo per buono ciò che i figli raccontano loro di quello che accade a scuola. E’ un fatto certamente nuovo e rivoluzionario, con il quale, piuttosto che promuovere campagne di mobilitazione collettiva e paranoide, occorrerebbe fare seriamente i conti. E’ un fatto: le famiglie, in larga parte, sono cambiate. Merito o demerito di un’atmosfera sociale molto diversa, di una “società educante” allargata, di una cultura psicologica più diffusa, di un codice materno che sta lentamente soppiantando quello patriarcale.
Ora, sembra che ciò sconvolga molto chi ha sempre creduto che scuola e famiglia dovessero stringere un patto di solidarietà contro i ragazzi, un patto disciplinare e normativo, quello che ha dominato per anni e in virtù del quale i ragazzi cercavano di tenere nascoste eventuali “monellerie” compiute a scuola o giudizi negativi degli insegnanti. Quel patto che spesso raddoppiava le umiliazioni patite a scuola con quelle patite a casa. Dove il cattivo voto diventava punizione (spesso fisica) in famiglia. Un mondo che riteneva i ragazzi alla mercé del mondo adulto, che poteva disporne a piacimento, essendo inteso che i ragazzi non avevano titolo ad esercitare alcuna decisione in proprio (almeno fino alla maggiore età) e che tutto ciò che veniva fatto, veniva fatto sempre per il loro bene. Sappiamo come funzionava tutto ciò. Si trattava di un sistema repressivo, violento, che forse (e sottolineo il forse) conseguiva alcuni obiettivi formativi per altro assai discutibili (una certa disponibilità al’obbedienza, alla dipendenza e alla sottomissione) ma indubbiamente favoriva nevrosi e complessi di ogni genere. Oggi le famiglie, in larga misura, sono cambiate. Abbiamo assistito al germoglio della famiglia “affettiva”, che vezzeggia i suoi virgulti, li ascolta, li difende, li assolve persino.
A prima vista non mi pare tanto male, se è così. Credo che una famiglia del genere non sia da considerarsi poi tanto strana se tenda a prendere le difese di un figlio che si lamenta di essere stato maltrattato da un adulto in altra sede, sia esso insegnante, prete o allenatore (ricordiamoci che molti ragazzi e ragazze per anni e per secoli non hanno avuto il coraggio di denunciare gli abusi di cui sono stati vittime, in famiglia o al di fuori di essa, anche in virtù di un atteggiamento di sottomissione e di mancanza di interlocutori adulti validi). Certo questo può produrre qualche inconveniente: i ragazzi che non amano un adulto possono calunniarlo o farlo perseguitare per sciocchezze. Ma questo è un dato ormai ineliminabile e che, a mio giudizio, dovrebbe indurre la scuola e gli insegnanti alla massima accortezza riguardo ai loro metodi normativi. Essi non vanno più di moda, quali che siano. Occorre che ogni sanzione sia sempre ben giustificata e giustificata in primis ai ragazzi stessi, che ormai hanno imparato a difendersi e anche a offendere, facendo leva sulla protezione che i genitori di oggi sono disposti a fornire loro. E’ finita l’epoca in cui l’insegnante e il genitore impugnavano insieme la bacchetta e la cinghia per raddrizzare le schiene poco docili. Oggi i sistemi punitivi sono caduti in grande discredito. E di ciò ritengo che non ci si dovrebbe lamentare, essendo stati, specie nei confronti di bambini e ragazzi, una vera e propria piaga, che ha fatto e deve continuare a fare scandalo. Non c’è alcun bisogno di punire. C’è bisogno di accordarsi, di spiegare, di negoziare, con il linguaggio e le forme adeguate alla comprensione di bambini e ragazzi.
Sequestare un cellulare può sembrare un fatto ovvio. Ma è davvero così? Perché occorre sequestrare un cellulare? Il vero problema non sarà che spesso gli insegnanti non riescono a suscitare l’interesse necessario a rendere non necessariamente preferibile distrarsi con il cellulare? Mi rendo conto che non sia facile ma indubbiamente oggi il problema è questo. Stare a scuola non è più un fatto così pacificamente accettato. Né dagli allievi né dai genitori. Occorre che la scuola conquisti una sua autorevolezza fondata sui fatti, non sulla disciplina. E che impari a persuadere i suoi allievi, obbligati a frequentarla, e sottolineo obbligati, che vale la pena essere lì. Che vale la pena persino spegnere o silenziare il proprio cellulare.
Mi pare onesto. Se io dovessi essere obbligato a trascorrere ore e ore in un luogo tutt’altro che attraente, in compagnia di adulti spesso tutt’altro che interessanti, a fare cose che reputo tutt’altro che di mio gusto, dubito che sarei contento se mi sequestrassero una finestra sul mondo come può essere considerato il cellulare o simili. Credo che occorra finirla con una cultura che ha dato per scontate molte cose, anche che essere a scuola sia un fatto di per sé educativo in quanto obbligatorio o in quanto normato da un sistema disciplinare spesso violento e incurante della sensibilità di bambini e ragazzi. E’ una cultura di cui occorrerebbe vergognarsi più che avvertire la nostalgia.
Forse oggi i genitori, anche per compensare alle loro manchevolezze, alla loro mancanza di tempo, alla loro distrazione, sentono la necessità di riconquistare l’amore dei figli anche con un eccesso di protezione. Può darsi, come può darsi che questo indebolisca i ragazzi e li renda più fragili. Queste spiegazioni, queste diagnosi non mi convincono fino in fondo. I ragazzi di un tempo erano spesso molto vili, molto dipendenti, molto incapaci di farsi valere di fronte all’autorità. Oggi essi non amano farsi mortificare e hanno imparato a reagire. Credo sia un buon segno. Un segno di cui forse, molto presto, ci si accorgerà anche in altri contesti sociali e politici. E’ colpa della famiglia affettiva, della società permissiva, della caduta dei “valori”, quelli dell’obbedienza, della norma e del dovere? Beh, se è così ben venga. Ben venga la fine di un sistema di oppressione di cui ritengo che la gran parte dei bambini e dei ragazzi di questo mondo abbiano il diritto di essere definitivamente esonerati.
Questo non significa assolverli sempre e comunque ma, come per gli adulti, ritenerli persone con pieni diritti, con i quali ogni gesto, ogni imposizione, ogni richiesta deve essere spiegati, legittimati, concordati. Altro che scuola della frustrazione, del sacrificio e della sanzione!